News – 7 Agosto 2026

Dopo oltre vent’anni si torna a «DRAGARE» il lago Trasimeno, una notizia che merita di essere evidenziata
FINALMENTE SI DRAGA!
Aspettavamo questo momento da troppo tempo. Fin dalla nascita del Movimento “Il Lago al Centro” abbiamo chiesto con forza l’avvio dei dragaggi, è stata la nostra prima battaglia ritenendoli un intervento indispensabile per la navigazione e la tutela e valorizzazione del nostro lago.
Oggi, finalmente, questo intervento è diventato realtà, con una draga anfibia che in questi giorni ha iniziato a pompare fanghi. Per questo siamo andati personalmente a visitare il cantiere, per constatare l’avvio dei lavori e seguire da vicino un’opera che abbiamo sostenuto e sollecitato fin da subito.
Vedere la draga finalmente all’opera è stata una piccola emozione.
Abbiamo voluto visitare il cantiere per comprendere da vicino come sono stati organizzati i lavori e se e quali risultati si stanno ottenendo.
A guidarci è stato il Geom. Fabio Duca, che con grande disponibilità ci ha illustrato nel dettaglio il funzionamento e la logistica dell’intero cantiere, spiegandoci le diverse fasi dell’intervento e soffermandosi anche su aspetti che possono sembrare marginali ma che, in realtà, incidono in modo determinante sui tempi di esecuzione e sui costi complessivi dell’operazione.
Prima di entrare nel merito dei lavori, è però doveroso fare chiarezza anche sui tempi di esecuzione.
La ditta GMP, aggiudicataria dell’appalto, ha organizzato le attività nel rispetto degli obblighi contrattuali e del cronoprogramma approvato, aggiornato a seguito della variante progettuale che ha sostituito lo scavo delle darsene con mezzi da terra con il dragaggio mediante draga anfibia, destinata a operare sia all’esterno che all’interno delle darsene.
Il cronoprogramma prevederebbe infatti il completamento delle operazioni di dragaggio entro il 31 ottobre 2026, mentre il termine per il collaudo tecnico-amministrativo delle opere (CRE) è fissato al 31 gennaio 2027, come riportato nella Relazione Tecnico Illustrativa degli Interventi del 23 ottobre 2025.
Alla luce di questi tempi, l’idea che già dall’estate 2026 le tre darsene dovessero essere nuovamente fruibili non trova riscontro nel cronoprogramma ufficiale.


C’E’ UNA DRAGA AL LAGO TRASIMENO
Si tratta di un’aspettativa che non appare coerente con la pianificazione dei lavori e che potrebbe essere stata alimentata meramente da comunicazioni di carattere propagandistico.
Considerando che l’intervento previsto a Sant’ Arcangelo richiederà circa un mese di lavoro e che successivamente dovranno essere completati quelli nelle altre due darsene, è ragionevole prevedere che la conclusione dell’intero intervento si estenderà fino ai primi mesi del 2027, in linea di massima con un lieve ritardo rispetto a quanto previsto dalla documentazione progettuale.
Queste tempistiche sono state rese possibili anche perché la ditta GMP ha dato corso senza troppi indugi all’esecuzione dei lavori, approntando i cantieri, delimitando le tre aree di intervento per la messa in sicurezza ed eseguendo tutti i rilievi, i campionamenti e le necessarie operazioni preliminari di bonifica propedeutiche al dragaggio, tra cui il recupero dei materiali sommersi, quali pneumatici, corpi morti, reti e altri rifiuti, nonché la rimozione di catene e di altri manufatti metallici presenti sul fondale e sulle sponde, attività indispensabili per consentire il successivo intervento della draga in condizioni di sicurezza.
L’impresa ha inoltre scelto di acquistare una draga anfibia anziché ricorrere al noleggio.
Una decisione che ha inevitabilmente comportato tempi tecnici per l’approvvigionamento del mezzo – influenzati anche dalle difficoltà logistiche internazionali legate alla temporanea chiusura dello Stretto di Hormuz – oltre che per il trasporto, l’assemblaggio e la successiva messa in funzione.

Entrando nel merito dei lavori, abbiamo potuto osservare che la draga anfibia, a causa dello scarso livello idrometrico – con una profondità dell’acqua di circa 30 centimetri in prossimità dell’area di intervento – ha dovuto innanzitutto realizzare un varco di accesso al lago. Successivamente ha scavato un canale di circa 50 metri in direzione del lago aperto, così da consentire l’afflusso dell’acqua verso la sezione di scavo, che raggiunge una profondità di circa un metro
Oggi questa prima fase, consistente nell’apertura del canale verso il largo, è stata completata.
Da domani la draga invertirà il senso di marcia e, sfruttando la maggiore profondità del canale appena realizzato, inizierà ad aprire il varco in direzione della darsena, intervenendo in quell’area che, a causa del progressivo abbassamento del livello del lago, è ormai occupata da fango anziché da acqua.
Per dovere di cronaca, va detto che durante il nostro sopralluogo non sono mancati alcuni imprevisti.
In due o tre occasioni, infatti, la draga ha dovuto interrompere le operazioni perché la testa fresante è entrata in contatto con oggetti sommersi e con una rete particolarmente aggrovigliata.
La draga è dotata di lame in grado di tagliare reti e altri materiali di piccole dimensioni; tuttavia, quando queste risultano particolarmente resistenti o si avvolgono attorno alla testa di lavoro, è necessario fermare il mezzo e intervenire manualmente per rimuoverle prima di poter riprendere le operazioni.
Si tratta di difficoltà fisiologiche in una fase di avvio del cantiere.
Le attività sono iniziate da pochi giorni e, oltre a confrontarsi con un fondale ricco di ostacoli, gli operatori della ditta GMP stanno progressivamente acquisendo l’esperienza necessaria per ottimizzare un intervento tecnicamente complesso e dalle caratteristiche del tutto particolari.


C’E’ UNA DRAGA AL LAGO TRASIMENO
Una curiosità che non è passata inosservata è la presenza costante di un pubblico di osservatori.
Dalle panchine all’ombra, molti cittadini seguono con interesse l’evolversi dei lavori, commentando ogni fase dell’intervento con opinioni tra le più diverse: dall’ottimismo alla più totale diffidenza.
Anche noi, a dire il vero, abbiamo avuto una prima impressione non del tutto positiva.
Vedere quella grande macchina arancione apparire quasi come un puntino rispetto all’immensità del lago ci ha inizialmente lasciati perplessi.
Tuttavia, osservandola più attentamente, comprendendone il funzionamento e valutandone da vicino le potenzialità, quella perplessità ha progressivamente lasciato spazio a un cauto ottimismo.
Si tratta, naturalmente, di una valutazione ancora provvisoria, che dovrà trovare conferma nei prossimi giorni, quando l’avanzamento dei lavori e i dati raccolti consentiranno di esprimere un giudizio più completo e fondato, in base all’effettivo avanzamento dei lavori.
La nostra visita è poi proseguita presso la vasca di decantazione, dove vengono convogliati i fanghi aspirati dalla draga, circa 300 metri cubi al giorno.
Un quantitativo che, a una prima valutazione, potrebbe sembrare contenuto, ma che dovrà essere anche questo analizzato correttamente alla luce dell’avanzamento complessivo dei lavori e dei dati definitivi che emergeranno nel corso dell’intervento.
Il materiale viene trasferito attraverso una tubazione galleggiante del diametro di 22 centimetri e della lunghezza di circa 800 metri, collegata direttamente alla testa fresante del mezzo.
All’interno della vasca avviene il processo di separazione e decantazione del materiale aspirato, consentendo la progressiva separazione della componente solida dall’acqua e la successiva gestione del materiale secondo le procedure previste.

i detriti con la griglia
In prossimità del punto finale della tubazione, dove avviene lo sversamento dei fanghi, abbiamo incontrato altri operatori e un archeologo incaricato dalla Soprintendenza per il controllo di eventuali reperti storici trasportati insieme al materiale dragato.
Abbiamo assistito direttamente al funzionamento del sistema di vagliatura: il materiale viene indirizzato su una griglia con maglie da 3×3 centimetri, in grado di trattenere eventuali oggetti di interesse, che vengono poi recuperati, catalogati e accantonati dall’archeologo.
Ammettiamo che non ci aspettavamo di trovare così tanti elementi, ma abbiamo potuto vedere personalmente diversi reperti già raccolti in una cassa.
Lo stesso archeologo ci ha mostrato alcuni anelli in terracotta risalenti al periodo medievale per congiungere le reti e alcuni pesi utilizzati, sempre in quell’epoca, dai pescatori.
Un controllo previsto dalle procedure di intervento che, per come è stato organizzato, per ora non ostacola le attività di dragaggio né comporta rallentamenti significativi nelle operazioni.
Parlando ancora della vasca di decantazione, questa è suddivisa in tre compartimenti separati da teli filtranti, che consentono il progressivo drenaggio del materiale attraverso un sistema a cascata fino al punto finale, dal quale partono i tubi di scarico diretti verso un fosso dove viene restituita acqua chiarificata al Lago Trasimeno.
Si tratta di un sistema complesso che, inevitabilmente, non può smaltire istantaneamente la quantità di materiale aspirato dalla draga, essendo il volume in ingresso superiore alla capacità di deflusso immediato.
Per questo motivo la vasca opera in continuo, 24 ore su 24, consentendo il progressivo abbassamento dei livelli liquidi e garantendo ogni mattina il raggiungimento della quota necessaria per riprendere regolarmente le attività di dragaggio.

Uno dei punti di uscita delle acque filtrate che ritornano al lago

C’E’ UNA DRAGA AL LAGO TRASIMENO
Al di là dei numeri relativi ai metri cubi aspirati, ai materiali stoccati, ai volumi filtrati e a tutti gli altri dati tecnici, che ripetiamo, dovranno essere osservati e confrontati con l’effettivo avanzamento dei lavori, ciò che abbiamo potuto constatare è la presenza di un sistema di filtraggio a compartimenti realizzato con grande cura e attenzione.
Un sistema sicuramente ben organizzato, studiato nei dettagli e in grado di restituire al lago acqua chiarificata dopo il processo di decantazione.
Allo stesso tempo, osservandone la laboriosità, viene spontaneo chiedersi se un apparato di questo livello non possa risultare, superfluo, o quantomeno eccessivo, considerando che si tratta comunque di acqua del lago che, dopo il trattamento, viene nuovamente restituita allo stesso ambiente naturale da cui proviene.
Resta comunque evidente la volontà di operare con la massima prudenza e con un approccio estremamente attento alla tutela del lago e del suo ecosistema.
È stata una visita molto interessante, che ci ha permesso di comprendere quanto sia complesso e articolato un intervento di questo tipo.
Ne usciamo piacevolmente sorpresi dalla qualità del lavoro osservato, dall’organizzazione del cantiere e dall’attenzione posta nelle diverse fasi operative. Allo stesso tempo, però, rimane aperta una riflessione: è davvero necessario un sistema così articolato?
È sostenibile, in termini di risorse impiegate, rispetto ad altre possibili modalità di gestione del materiale dragato, come ad esempio il deposito dei fanghi sugli argini?
Se questa dovesse essere la strada da seguire per affrontare in modo sistematico il problema dell’interramento del Lago Trasimeno, allora è evidente che un solo mezzo di questo tipo non sarebbe sufficiente: per intervenire su tutte le darsene e le vie di navigazione del bacino servirebbe una capacità operativa ben maggiore, con più mezzi e una programmazione di lungo periodo.
A questo proposito, meritano attenzione anche le parole del RUP, che, alla luce dei recenti cambiamenti normativi e del nuovo Piano di Gestione 102, ci ha spiegato come siano in corso valutazioni per superare il passaggio attraverso le vasche di decantazione e consentire il conferimento diretto dei fanghi di dragaggio sulle sponde del lago, attraverso il cosiddetto ripascimento.
Una soluzione che, se applicabile e compatibile con le prescrizioni ambientali, potrebbe ridurre i costi delle operazioni di dragaggio e consentire di ampliare significativamente le aree di intervento, rendendo possibile una gestione più estesa e continuativa del problema dell’interramento.
A fine visita abbiamo incontrato alcuni pescatori impegnati nello sbarco del pescato del giorno: qualche quintale di Regine portate sul pontile grazie a un verricello che, dalla scorsa stagione, consente di effettuare questa operazione dalla testa del pontile.
Un sistema rudimentale ma efficace, che viene utilizzato quotidianamente.
La riapertura della darsena permetterebbe loro di entrare direttamente all’interno e scaricare il pesce a terra senza dover ricorrere a questo attrezzo improvvisato.


C’E’ UNA DRAGA AL LAGO TRASIMENO
Certo, se il lago dovesse seguitare a scendere di livello, sarebbe difficile arrivare al canale dragato per entrare in darsena ma questo speriamo tutti che non accada e che qualche pioggia contribuisca a scongiurare tutto questo.
Anche dal Montedoglio ci aspettiamo molto di più, qualcosa è stato fatto, il processo è avviato ma serve correre e seguitare anche in quella direzione come serve fare manutenzione ai fossi e ai canali di scolo perché come noi diciamo,
OGNI GOCCIA CONTA!
Vale la pena riportare le parole di un pescatore che, alla nostra domanda «Ma con questo lago i pesci ci sono?», ha risposto in modo sorprendentemente positivo.
Con piena consapevolezza e convinzione ci ha detto che di pesce ce n’è ancora tanto: boccaloni, persici reali e tinche sono presenti in buona quantità.

La pesca è concentrata prevalentemente sulle carpe solo perché hanno maggior mercato e perché rappresentano una pesca più semplice e remunerativa; per loro, quindi, è una scelta naturale.
Considerando che oggi la cooperativa dei pescatori è ridotta ai minimi termini, e non per una mancanza di pesce nel lago, la vera criticità sembra essere la mancanza di una filiera commerciale adeguata che crei una richiesta e una rete di distribuzione.
Tirando le somme di queste due ore trascorse a Sant’Arcangelo, possiamo dire che, nonostante tutto, il lago e i suoi abitanti continuano a fare la loro parte, adattandosi alle situazioni che via via si presentano. La grave crisi idrica resta il primo problema da affrontare, ma emerge con chiarezza che una manutenzione costante nel tempo è necessaria per migliorare la qualità della vita di tutti, turisti compresi.
Grazie all’amministrazione e alla ditta GMP che ci ha consentito la visita in cantiere.
I diversi imprevisti e le difficoltà di cantiere che si sono già manifestati, e che inevitabilmente continueranno a presentarsi durante le operazioni di dragaggio, aggravati anche dal progressivo abbassamento del livello idrometrico del lago, rappresentano un’ulteriore dimostrazione di quanto questo tipo di interventi sia complesso e richieda competenze specifiche.
Proprio per questo motivo, i lavori di manutenzione del Lago Trasimeno non possono continuare a essere programmati come interventi straordinari, una tantum, ma devono diventare attività ordinarie e continuative. La tutela di un ecosistema così delicato richiede una presenza costante sul territorio, capace di prevenire le criticità prima che diventino emergenze.
È per questo che riteniamo fondamentale istituire un ente consortile, o comunque una struttura operativa dedicata esclusivamente alla manutenzione dell’intero comprensorio del Lago Trasimeno, dotata di personale qualificato, mezzi propri e risorse adeguate, con il compito di programmare ed eseguire la manutenzione ordinaria durante tutto l’anno, che prenda il posto dell’Unione dei Comuni. Un organismo di questo tipo avrebbe una propria capacità operativa e finanziaria e potrebbe accedere direttamente a fondi specifici stanziati dal governo centrale, che garantirebbero una maggiore capacità di finanziaria e quindi maggiore capacità di intervento, non dovendo dipendere esclusivamente dalle limitate risorse degli enti locali e ricorrere, di volta in volta, a nuove gare e procedure per ogni singola attività.
Le attività che un ente di questo tipo potrebbe svolgere in modo costante sono molteplici: la pulizia periodica dei principali canali affluenti al lago; la manutenzione e il dragaggio di porti, darsene e rotte di navigazione; la cura e il decoro delle sponde, attraverso la rimozione di rovi, piante infestanti e alberature che soffocano la vegetazione autoctona; la vigilanza sul corretto mantenimento dei fossi da parte dei proprietari dei terreni che si affacciano sul lago e, più in generale, tutte quelle attività di manutenzione ordinaria indispensabili per preservare nel tempo la funzionalità, la sicurezza e il valore ambientale del Lago Trasimeno.
Solo trasformando la manutenzione da intervento straordinario a pratica ordinaria sarà possibile preservare nel tempo il nostro amato Lago.
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